Dopo Tolkien, anche Lewis viene onorato da un ricettario tratto dai suoi stessi scritti. Prima di cominciare, la domanda è d’obbligo: tu e Paolo avete intenzione di strutturare una trilogia del “vivere bene” anche per quanto riguarda questo autore o questo libro rappresenta un progetto isolato?
Per quanto mi riguarda la trilogia del "vivere bene" nella Terra di Mezzo è nata come un cammino e non come un progetto. La raccolta di ricette che ha originato il libro "A tavola con gli hobbit" non era destinata ad una pubblicazione: le cose sono accadute una dopo l'altra per una serie di circostanze; anche "L'Erbario di Tolkien" è nato da un'idea folle e mai più avremmo previsto una pubblicazione; idem per "Giochi da hobbit", per cui ora, davanti a questa nuova avventura non oso pronunciarmi e attendo di vedere dove la strada porterà i passi … Una cosa è certa: la curiosità, la golosità e la passione per il genere fantastico sono una fortissima motivazione a proseguire.
Per quanto riguarda Paolo, questa esperienza rappresenta la continuazione di un lavoro già intrapreso intorno a Lewis e che ha dato origine, lo scorso anno, alla pubblicazione della prima biografia italiana di questo grande autore (C.S. Lewis, tra Fantasy e Vangelo – Ancora Editore). Anche per lui, a quanto pare, questo passaggio nelle cucine di Narnia rappresenta una sosta lungo il cammino e non un punto di arrivo: il viaggio nelle terre del fantastico apre sempre nuovi orizzonti e non pare mostrare traguardi oltre i quali fermarsi ...
Quale è stato il punto di partenza e quello di riferimento diciamo, tra le opere di Lewis, durante la stesura del vostro lavoro?
Prima ancora delle "Cronache" stesse, penso che sia stata fondamentale la lettura delle "Lettere di Berlicche", di "Diario di un dolore" e di alcuni appunti biografici che abbiamo raccolto.
Il ricettario, infatti, fa riferimento alle citazioni gastronomiche che Lewis fa nei sette libri della saga ma la nostra ricerca e la scelta delle ricette non è stata fatta a prescindere dalla sua personalità, dalla sua vita e dalle persone che egli ha incontrato.
Pur essendo uno scrittore fantasy, Lewis amava profondamente la realtà ed è nella misura in cui questo amore era quotidiana esperienza che ha potuto scrivere pagine bellissime pregne di bellezza e di tutti quei dettagli che, in un racconto, danno carne alle parole.
"Di solito la realtà è qualcosa che non si sarebbe mai potuta immaginare" ha scritto Lewis in un suo saggio ed è quindi la sua attenta osservazione che gli ha permesso di raccontare pagine bellissime ricche di spunti, meditazioni, riflessioni, stupita contemplazione, odori, sapori e colori delle cose.
Banalmente, solo se uno ha già cucinato delle trote – o ne ha almeno seguito la preparazione – può scrivere: “il grasso nella padella aveva già cominciato a sfrigolare leggermente, quando la porta si aprì, ed ecco il castoro con pesce per tutti. Bastava infarinarlo e friggerlo, perché lui aveva già provveduto a pulirlo con il suo coltellino, là fuori, sulla diga”.
Perché non limitarsi a scrivere: “fu servito in tavola del pesce”? Ai fini della storia non cambiava nulla, ma il rumore del grasso che sfrigola sprigionando un tipico profumo che riempie la stanza in pochi secondi, la presenza della farina che imbianca i pesci e li rende più dorati una volta cotti, fanno entrare il lettore in una dimensione di realismo tale che quasi sembra di aggirarsi nella stanza insieme ai protagonisti e nessuno si stupisce se in quel luogo, così reale e famigliare, si aggirano anche due castori parlanti.
Pensando anche ad “A tavola con gli Hobbit”, quali sono le principali analogie/differenze (se ve ne sono) fra le prelibatezze della Terra di Mezzo e quelle di Narnia?
Le differenze ci sono, non sono poche e nascono essenzialmente dalla diversa personalità di Tolkien e di Lewis.
Mi verrebbe da dire che la grande amicizia, che nacque tra questi due scrittori, valorizzò le differenze invece di conformare i caratteri e fu l'occasione per una crescita reciproca. Tolkien ha dipinto una "Contea" abitata da "hobbit" (nei quali egli si identificava) dove si consumano cibi buoni, semplici e poco elaborati: "pan di spagna", "stufato di coniglio", "cavoli e patate", ecc. e dove l'unità di misura per la vita è la pacatezza e l'allegria. Egli stesso era, per così dire, pacato e allegro. Amava "mangiare" la vita con calma per gustarla e "digerirla" bene; ogni volta che poteva si concedeva lunghe passeggiate con gli amici nelle quali assaporava la bellezza delle cose e liberava il cuore e i pensieri in interminabili chiacchierate. Per Jack, invece, la passeggiata, come un po' anche la vita, era una sorta di marcia spedita tutta tesa alla meta più che al particolare che sorprende lungo il cammino. Sbirciando nelle lettere e nei diari dei due filologi, - al di là della famosa passeggiata notturna del 19 settembre del 1931 nella quale Lewis trovò la conversione proprio ad opera di Tolkien - più di una volta saltano fuori note di un allegro cipiglio tra i due che non riuscivano proprio a trovare lo stesso passo e a passeggiare con calma insieme.
Irlandese di Belfast, figlio di padre d'origini gallesi e di madre scozzese, Lewis era più irrequieto e passionale di Tolkien sia nella vita che negli scritti e, probabilmente, anche a tavola e questo si può intravedere nei banchetti imbanditi a Narnia nei quali, nonostante perduri il lungo e sterile inverno imposto dalla Strega Bianca, non mancano mai crostate spennellate con ottima marmellata, biscotti e altri cibi nutrienti, fino ai regali convivi durante i quali viene servita abbondante cacciagione, frutta prelibata, carni ed arrosti, aragoste, torte, gelati, e tanto altro ben di Dio.
In poche parole, a tavola con Tolkien, nella Terra di Mezzo, si gustano sapori contadini in compagnia di un uomo che amava la vita semplice e guardava con sospetto gli elettrodomestici, i surgelati, la sofisticata cucina francese e certo impazzito progresso; a tavola con Lewis, a Narnia, si può assaggiare un po' di tutto in compagnia di un uomo curioso e dinamico che ha vissuto ogni giorno della sua vita per farsi "sorprendere dalla gioia".
Sempre soffermandoci sui confronti, sappiamo che il Lembas di Granburrone è una delle tue ricette preferite (e riuscite, provare per credere) della Terra di Mezzo, ci sveleresti a quale succulenta pietanza sei altrettanto affezionata nel menù di Aslan?
I piatti che ho sfornellato nei mesi scorsi per testare le ricette mi hanno dato un sacco di soddisfazioni a partire da quelli più semplici fino a quelli più elaborati.
La sfida è stata quella per la realizzazione dei Lucumi (o Lokum o Delizia Turca) che compaiono nel libro "Il leone, la strega e l'armadio" e che Jadis, la Strega Bianca, dona a Edmund per ammaliarlo.
Scoprire, recuperare, provare e … ri-provare la ricetta è stato divertente e, alla fine, appagante.
Come anche per il volume precedente, l’aspetto culinario domina anche quest’opera. E’ puro caso oppure tu e Paolo avete scelto di sviluppare questo tema per un motivo preciso?
La saggezza popolare insegna che per conoscere bene una persona bisogna mangiarci insieme. Indagare intorno ai sapori e ai profumi di Narnia è stato un altro modo, forse originale e bizzarro ma altrettanto serio, per conoscere meglio uno dei più grandi scrittori del secolo scorso. Ed è stato anche un modo, per entrambi, di ribadire che il genere fantasy non scava dei tunnel letterari per generare fughe dal reale ma si fa simbolo, richiamo, meraviglia per indicarci la realtà stessa anche a partire da un cibo cotto a puntino che, fumante, può finire sulla nostra tavola.
In ultimo, ti chiediamo di convincere i lettori di Granburrone di quanto possa risultare nutriente una merenda a base di …
… amicizia innanzi tutto!!! La prima volta che qualcuno finisce con i piedi sotto il tavolo a Narnia, è per prendere un tè con Mr. Tumnus: una della pagine che amo di più! Ma al di là del tè, del pane con le sardine, dei dolcetti e di quant'altro, la cosa più "nutriente" che viene servita è sicuramente la profonda, semplice e tenerissima amicizia che accade inaspettata tra il giovane fauno e la piccola Lucy.
Potrebbero esserci tavole imbandite delle più squisite prelibatezze ma se il cuore non è scaldato dalla speranza, dalla compagnia e dall'amicizia di persone care ed è invece congelato nella morsa di ghiaccio di una anoressica Strega Bianca non c'è banchetto che tenga.
A fronte di queste premesse, ricettario alla mano, penso che la golosità potrebbe … avvicinarsi all'estasi davanti a un "Rotolo appiccicoso con marmellata di arance", alla "Focaccia con crosta di zucchero vanigliato", allo "Sformato di cacciagione", alla "zuppa di funghi" alle semplici ma gustosissime "patate arrosto", ai "canditi", alla "torta di mirtilli" e molto altro: provare per credere!
Grazie a Luisa della gentilezza e disponibilità, a lei i nostri migliori saluti e auguri.